Non so se anche a voi la comunicazione tra diverse età , o diverse generazioni, all’interno della vita d’impresa affascini tanto quanto affascini me.

Nei post precedenti ho raccontato di

riorganizzazione aziendale,

evoluzione aziendale,

strategia di crescita aziendale,

partendo quasi sempre da un punto di vista umano, ovvero guardando e analizzando la realtà delle aziende che mi circondano con cuore e mente orientati al raggiungimento di un benessere “corporate”, integrato, e non egoistico.

Come vi anticipavo, per poter realizzare i sogni imprenditoriali nel cassetto, secondo me non basta avere delle doti tecniche spiccate. I valori esplicitati a gennaio,

  • Lealtà,
  • Gentilezza,
  • Altruismo

potrebbero essere la chiave per aprirli davvero quei sogni nel cassetto di tanti imprenditori. Quelli  in cui la “realtà economica”  si muove in sinergia con le persone che permettono all’azienda stessa di esistere.

Purtroppo, a volte, imprenditori e soprattutto quadri di aziende di diversa dimensione e natura si dimenticano che per “fare veri numeri” i professionisti hanno bisogno di

  • poter esprimere le proprie capacità,
  • trovare un ambiente aperto al dialogo e all’accoglienza dell’”altro”,
  • avere la possibilità di relazionarsi in modo semplice con
  1. dirigenti,
  2. dipendenti,
  3. colleghi

nel rispetto di ognuno e dell’etica lavorativa.

In essenza, sono convinta che i professionisti  abbiano bisogno – come quasi ognuno di noi – di rimanere degli esseri umani anche sul posto di lavoro, con propri interessi e particolarità, per contribuire al reale accrescimento aziendale e non ad un mero aumento di produttività improvviso, magari effimero nel tempo.

A questo punto della lettura, qualcuno di voi potrebbe pensare le considerazioni sopra siano piuttosto scontate perché, dopotutto, lo afferma anche il detto che “ognuno è se stesso”.

Allora, per fortuna, arrivo al dunque di oggi ricollegandomi al tema della comunicazione tra diverse generazioni ed età.

Come d’abitudine toccherò l’argomento senza dilungarmi troppo,  cercando insieme a voi nuovi spunti di riflessione.

 

La Comunicazione d’Impresa e il Passaggio Generazionale

 

A proposito di comunicazione tra diverse età, secondo me la Brianza è un terreno particolarmente  fertile per osservare come giovani imprenditori si relazionino con generazioni precedenti e viceversa.

Non trovate anche voi?

Qui, nella zona in cui vivo la quotidianità di ogni giorno, esistono molte società in cui avviene   il cosiddetto “passaggio generazionale”. E credo che il passaggio generazionale rappresenti un cambiamento d’impresa in cui la comunicazione tra i dirigenti storici e il nuovo organico sia fondamentale.

Senza comunicazione interna, verbale o no, come farebbe il personale in fase di rinnovo a regalare informazioni l’uno all’altro, a passare, appunto, l’azienda piano piano a chi la condurrà?

In realtà la comunicazione, secondo me,rappresenta un pilastro molto importante su cui sviluppare naturalmente e nel tempo l’architettura di una società. A prescindere dal passaggio generazionale in corso.

Provate a farci caso. Quante volte negli uffici colleghi,coetanei  e non solo, preferiscono non spogliarsi della voglia di

  • preoccuparsi di ostentare la loro bravura al capo o al responsabile,
  • fare lo sgambetto all’ultimo arrivato,
  • sembrare molto perfetti e quindi … molto poco di supporto, di squadra

 

invece di desiderare di coinvolgere chi hanno intorno attraverso un rapporto sincero, mettendo a disposizione le proprie doti – con parole semplici,  leali, generose – e perché no, condividendo eventuali paure e insicurezze?

Non trovate anche voi che senza sentimento, senza vera gentilezza le informazioni, preziose per ogni lavoratore, si trasformino in liste “della spesa” vuote e possessive? 

Personalmente credo che il lavoro di squadra, quello che consente ad un gruppo di persone di fare la differenza, di passare da un “corpo di dirigenza” ad un altro, non possa essere comprato su qualche scaffale di un qualsiasi ufficio in base al capriccio di qualche lavoratore di rilievo. E magari in cambio di un favore o di un silenzio forzato.

Come credo anche che senza il desiderio  di

  • crescere insieme,
  • ascoltarsi a vicenda,
  • rispettare con reciprocità i tempi di ognuno nel dialogo,

difficilmente proprietari di impresa e le persone che costituiscono l’impresa stessa  riusciranno  a evolvere la realtà aziendale con leggerezza – garantita da rapporti diretti e trasparenti –  e solidità. Indipendentemente dall’età.

 

La Comunicazione d’Impresa  e la Libertà di Essere Umani

 

Perciò, e tornando al punto in cui aprivo il tema della comunicazione legata al passaggio generazionale, desidero  porvi una domanda:

Secondo voi è veramente la differenza d’età che rende il passaggio di informazioni tra “organico storico e nuovo entrante” un percorso a ostacoli?

Soprattutto,

la comunicazione aziendale interna è davvero sempre e solo qualcosa di manchevole, di difficile? Un difetto da imputare all’inesperienza di giovani imprenditori  che “non sanno ancora come destreggiarsi in azienda, perché la carta di identità riporta una data di nascita successiva a quella di chi ha le redini della società in mano”?

Io posso limitarmi a darvi il mio punto di vista.

Per me la comunicazione, anche quando parte integrante per il successo del passaggio generazionale, è qualcosa di veramente prezioso ,  di bello. Qualcosa che molti danno per scontato, facendo probabilmente  l’errore di scordarsi che possiamo essere noi stessi anche sul posto di lavoro.

E con “possiamo essere noi stessi” intendo dire che sul lavoro non sarebbe vietato mostrare le nostre debolezze, in semplicità e onestà, se solo lo volessimo. In armonia con le persone che ci circondano.

Forse sarebbe proprio questo il pezzo mancante del puzzle in cui l’evoluzione aziendale e il cambiamento farebbero da protagonisti.

Comunicare bene sarebbe possibile se solo scegliessimo di entrare dentro la paura di essere “sorpassati”. Da qualcuno di più giovane, con più esperienza, particolarmente brillante, o qualcuno che semplicemente non ci piace molto. Per uscirne alleggeriti mano nella mano di chi, magari, reputavamo essere una minaccia per il nostro successo professionale.

Possibilmente senza doppi fini e al di là di qualsiasi etichetta.

 

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