Se ci ripenso, mi viene da sorridere… e anche da ridere!

È proprio vero che, dalle situazioni di disagio, gli ottimisti trovano  le opportunità più interessanti!

Come per esempio in questo caso.

Qualche mese fa mio padre mi chiede di aiutarlo, da consulente esterna, nel rinfrescare l’immagine di prodotto della sua azienda. Assolutamente conscia di quello a cui sto andando incontro – cioè ai soliti possibili sbarramenti da “anonimi” che usano le difficoltà del passaggio generazionale come scusante per sottrarsi al confronto e non come spunto di ricerca e di crescita (preciso, non mi sto riferendo a mio padre!)  -, non mi tiro indietro e dico: “perché no?” e penso che, nella peggiore delle ipotesi, ovvero quella decisamente più probabile, io ci ho provato comunque e sicuramente avrò “qualcosa in più” a cui ispirarmi e da mettere nella valigetta del mio bagaglio personale.

Nel frattempo, mentre la consulenza rimane una sorta di amore platonico per il bello tra mio padre e me, quel “perché no?” dà vita a una scelta che sogno di fare da quando sono piccola.

Il “mancato spunto di ricerca e crescita”, chiamato anche più comunemente “bastoni tra le ruote”, si è rivelato l’occasione che aspetto da sempre, il momento giusto per esprimere me stessa in una micro capsule di imbottiti “tutti miei” dallo sguardo lungimirante nel presente.

Metto tra virgolette “tutti miei” perché, in realtà, di mio rimangono idee, tratti di matita, tinte decise – acquerellate e un po’ fuori dai bordi, dettagli, ipotesi da verificare, sensazioni tattili, perline che scivolano dal taglio di stoffa ancor prima di essere cucite ad arte sul pezzo che verrà. Di mio rimane la chiarezza di quello che vorrei poter vedere realizzato, traendo spunto da una conversazione con mio padre e da un viaggio tra nebbia e colori. Di mio rimane la sicurezza con cui desidero che il disegno non resti solo un segno illuso su carta, ma marchi la realtà esattamente così come l’immaginario. Di mio rimane la consapevolezza che l’esperienza maturata nei vari angoli di mondo, tra palazzi di lusso e uffici dislocati nei punti più improbabili, e assorbita insieme a gocce di professionalità, di sudore e di fatica tra i banchi di lavoro di mastri artigiani, ormai sono la carta vincente dei miei schizzi da stilista.

Perché i miei disegni, di per sé, non sono nulla se non stessi ancora oggi, gomito a gomito, con persone esperte nel trasformare le intuizioni in dati di fatto.

I disegni, le intuizioni sono il nulla senza dei validissimi collaboratori, come Andrea Cappellini, che, capaci di vedere la collezione che nascerà da quelle linee colorate di corsa, cercano un punto di incontro e mettono anima e corpo per scoprire la bellezza del nuovo. E sono ancor meno del nulla senza quegli operai, come quelli di Andrea e di Kappa Salotti (http://www.kappasalotti.it/it/index.aspx),pronti a stancarsi più di ciò che ci si aspetta, determinati a capire esattamente cosa inventare per far balzare fuori la poltrona o il divano da quella griglia piatta che altro non è che il foglio di produzione intriso di annotazioni a matita.

Tutto questo non è per nulla scontato. Tutto questo è magia.

Perché per trovare possibilità, realizzazione e soddisfazione nei bastoni tra le ruote non bastano determinazione, idee e voglia di fare. Ma sono soprattutto necessarie persone aperte, persone che capiscano cosa desideri, cosa provi, cosa ti spinge a voler tentare e che soprattutto credano in te come essere umano lavoratore.

E quindi mi viene da sorridere. Perché la peggiore delle ipotesi, che alla fine si è attuata come da previsione, in realtà non è stata altro che la migliore postazione di lancio per un mio piccolissimo sogno.

Sogno per il quale il laboratorio di Andrea accoglie quantità di gomma piuma concepita come un blocco di marmo da cui tirare fuori una scultura, bobine di corda da usare all’occorrenza per riprodurre le scanalature delle fese di uno schienale imbottito, pennarelli indelebili con cui avere la libertà di tracciare le linee più indicate, più armoniose, più nuove … in concerto.

Sogno per il quale il laboratorio di Kappa diventa, per un breve periodo di tempo, il posto in cui acculturarsi a vicenda sugli insetti, insetti con cui, magari, qualcuno non riesce a entrare proprio in empatia. Perché il mio sogno, in cui l’arredamento fa amicizia con la moda, prevede che gli insetti, o meglio le libellule e i maggiolini, possano trovare spazio – lo spazio dedicato loro dalla geniale Elsa Schiapparelli – non solo nel fashion, ma anche nel living, trasformandosi in preziose applicazioni a cui, per una volta nella vita, decido di non rinunciare.

Per questo non vedo l’ora di raccontarvi meglio di Dragonfly e Rose, delle pietruzze preziose che terranno compagnia ai braccioli e di tanti altri particolari, tecnici e non.

Ma racconterò di tutto questo dopo Natale, quando, forse, inizierete a sentire un po’ di mancanza delle Feste e della Vivacità … e allora, con più calma, io, Dragonfly e Rose saremo pronti a colorarti la giornata!

A proposito: per gli aracnofobici o non amanti degli insetti, non preoccupatevi! Io stessa ogni tanto mi spavento di fronte ad alcuni ragni! Ma, vedrete … queste libellule e questi maggiolini sono speciali. E dato che non voglio forzare nessuno, per me sarà affascinante e divertente personalizzare le sedute con le vostre idee, magari applicando accessori o dettagli a cui, forse, siete particolarmente affezionati!

Quindi a presto e… buone Feste!!

 

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