Dopo un po’ di tempo e dopo un po’ di post volati via insieme a righe non scritte, ma solo pensate, eccomi ancora qui.

Nonostante il blocco ormai assodato del lavoro, provo comunque a proporvi uno spunto di riflessione.

Pochi giorni fa ho vissuto un’esperienza di salute completamente nuova. Non vi rivelerò tutto quello che mi è successo, anche se non vi nascondo di essere stata all’ospedale per circa due settimane.

Forse questo può sembrare un argomento completamente estraneo ed estemporaneo rispetto ai temi che tratto abitualmente. E se a qualcuno appare effettivamente così, in parte avrebbe ragione.

Solo “in parte”, però.  Alla fine il marketing lo possiamo trovare dappertutto, anche tra uno scaffale e l’altro di qualche studio infermieristico, tra una medicina di ultima generazione, un rappresentante uscito da poco da un incontro di lavoro con qualche dottore e in aule in cui poter discutere di prezzi, di efficacia del prodotto in prova, di costi da assorbire e di rendita di qualche reparto medico.

E d è proprio questo quello che mi piace di più del marketing: la versatilità e la sua vera essenza.

Attenzione, con la parola marketing identifico non tanto quello che molte persone scambiano per marketing e invece è  solo una parte di ciò che il marketing tocca veramente, come ho accennato in più di un articolo.

Infatti come scrivevo in post precedenti, all’interno di questa parola racchiudo le leve chiamate a collaborare in sinergia per il bene dell’azienda – pubblica o privata – che fa un uso corretto della parola stessa e che crede in chi opera nel mercato con un approccio orientato anche al consumatore finale, alla persona che usufruirà di un determinato bene e/o servizio.

A proposito di comprensione del termine “marketing” …  trovate anche voi come me che sia davvero  curioso scoprire come le varie fonti d’informazione diano definizioni di questa attività economica simili tra loro e contemporaneamente molto diverse?

Nell’esempio che vi porto oggi questa grande differenza non emerge, immagino però che  possiate accorgervi lo stesso di quello che ho scritto qualche riga più su leggendo qui sotto.

Provate a guardare!

Qui copio e incollo

la definizione di marketing di Glossario Marketing

Marketing: processo che, a partire da una serie di obiettivi aziendali di medio-lungo termine e attraverso una fase preliminare di diagnosi della domanda e della concorrenza, arriva ad individuare i bisogni e le esigenze degli attuali e dei potenziali clienti e a stabilire le azioni più opportune per soddisfarli, con reciproco vantaggio per i clienti e per l’impresa.

 

Qui, invece, quella di Wikipedia

Il marketing (termine derivato dalla lingua inglese, in italiano anche commercializzazione[1] o mercatistica[2] o mercatologia)[3][4] è un ramo dell’economia che si occupa dello studio e descrizione di un mercato di riferimento, ed in generale dell’analisi dell’interazione del mercato e degli utenti di un’impresa. Il termine, deriva da market cui viene aggiunta la desinenza del gerundio per indicare la partecipazione attiva, cioè l’azione sul mercato stesso da parte delle imprese. Diverse sono le definizioni possibili del marketing, a seconda del ruolo che nell’impresa viene chiamata a ricoprire in rapporto al ruolo strategico, al posizionamento dell’impresa nel suo ambito competitivo di mercato.

 

In questo caso, appunto, le definizioni che ho scelto sono molto affini tra loro, nonostante nella prima risaltino delle peculiarità legate a questo ramo dell’economia e nella seconda altre ancora.

Differenze e affinità di definizione a parte, secondo è molto interessante notare come sia Glossario  Marketing sia Wikipedia oltre ogni differenza facciano emergere entrambe l’importanza di

  • Lungimiranza
  • Meritocrazia
  • Lavoro di squadra

In questo ambito.

E se per caso e se a questo punto qualcuno di voi che sta leggendo le mie righe si sta chiedendo cosa c’entri tutto ciò con l’esperienza vissuta in ospedale,

spiego subito e torno di nuovo dove avevo iniziato il racconto.

Qualche giorno fa, appunto, mentre non scrivevo post sul blog ma rivolgevo comunque il mio pensiero al lavoro, ero a contatto di equipe mediche che non conoscevo.

E mentre ero a contatto, osservavo i comportamenti e ascoltavo le loro parole, notavo l’affiatamento di alcuni gruppi  di esperti in cui l’età anagrafica non era il criterio che teneva legate queste persone.

In particolare pensavo a quanto effettivamente il lavoro di squadra sano e la lungimiranza siano fondamentali in qualsiasi attività, specialmente in quelle in cui i “prodotti da vendere” hanno strettamente a che fare con la salute e la vita.

Mi accorgevo di come le squadre di lavoro più efficaci, in questa esperienza vissuta, non fossero per forza composte da professionisti di età simili tra loro – come scrivevo poco fa –  ma piuttosto fossero formate da persone con età diverse tra loro e per le quali “differenza d’età” non significa per forza “mancanza di esperienza” ma piuttosto “ freschezza di idee e intuizioni, lungimiranza”.

Notavo anche come queste, di squadre di lavoro, concepissero tutto sommato il loro gruppo veramente come una specie di nucleo  familiare, come  un gruppo in cui l’età conta, sicuramente, ma non diventa motivo di discriminazione per chi è più giovane,  perché “se sei più giovane sei sicuramente meno bravo a priori di una persona che potrebbe essere tuo zio, tuo padre o tuo fratello”.

E questo, almeno per me, non è cosa da poco: una squadra, un gruppo di professionisti libero da preconcetti legati all’esperienza e alla bravura dell’individuo.

Secondo me, infatti, non tutti i professionisti riescono effettivamente ad affidarsi a chi, in apparenza, potrebbe sbagliare di più perché “ha pochi anni di vita lavorativi sulle proprie spalle e all’interno del proprio bagaglio culturale”.

Provate a pensare anche solo ai post in cui vi portavo degli esempi positivi di lavoro di squadra e di passaggio generazionale  e in cui, in un certo senso, mi contrapponevo alla filosofia e allo stile di vita del famoso “Milanese Imbruttito”!

O, senza prendere come spunto queste esagerazioni con le quali si dipingono gli imprenditori brianzoli come i lavoratori insofferenti per eccellenza, provate a pensare lo scherzetto che a volte fa la percezione dell’età anagrafica anche all’interno di alcune famiglie.

Non è forse vero che essere riconosciuti come competenti anche se giovani a volte può risultare difficile persino lì?

… E considerate che la famiglia in realtà sarebbe uno dei primissimi spazi davvero importanti e per nulla scontati dove il lavoratore in erba può testare se stesso confrontandosi con altri familiari, … tant’è vero che la nostra Costituzione delinea la famiglia come primo luogo in cui “fare società” e in cui la persona che ne fa parte ha il diritto a non essere discriminata (art. 29)!

Perciò tornando all’ospedale e all’equipe medica, sono stata proprio felice di vedere come in alcuni posti la squadra,  lungimirante e piuttosto meritocratica, in cui età differenti possono comunicare in modo costruttivo tra loro,  faccia davvero la differenza e porti benessere non solo al gruppo ma anche e soprattutto al paziente a cui l’equipe medica si rivolge.

Anzi, mentre osservavo i medici che incontravo, pensavo quanto sarebbe stato bello aver incontrato più spesso dei gruppi di lavoro affiatati e liberi da pregiudizi così non solo tra i corridoi di aziende ospedaliere in cui il marketing si fa soprattutto attraverso medicinali, ma anche e semplicemente in molte di quelle aziende in cui purtroppo ancora adesso molti imprenditori, molti dirigenti, molti dipendenti giustificano il loro spirito più carrierista e meno di “vera squadra” con qualsiasi scusa plausibile. In quei posti in cui il marketing potrebbe davvero fare la differenza insieme al lavoro di gruppo tra diverse generazioni che sappiano collaborare tra loro provando stima a vicenda.

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