E così un’altra settimana è passata e  altre giornate interessanti hanno accompagnato la mia piuma rosa lungo il percorso del business counseling. Per la precisione tra lunedì e ieri la mia piuma rosa e io siamo inciampate sui colori del rebranding aziendale.

A proposito, avete presente il significato di rebranding?

Vi va di leggermi anche oggi?

Immagino che il mio solito ipotetico e amatissimo lettore un po’ cinico avrà troppa fretta persino questo sabato per dedicarmi anche solo un secondo mentre cerco di dare una mia definizione personalizzata del concetto tanto legato a quello di innovazione ed evoluzione aziendale.

Vi avviso, questo volta non potrò svelarvi il nome delle realtà visitate per mantenere intatto il segreto professionale.

Perciò, parto con il mio racconto dal taglio favolistico ma dall’essenza e dalla sostanza reale …

Il Rebranding e l’Azienda dallo Showroom D’Oro

Come anticipato qualche riga più in su, questa settimana ho incontrato più di un’azienda artigiana nelle vicinanze.

Per chi non lo sapesse, svolgo la mia attività esattamente a metà strada tra Milano e Como, quando sono in studio, qua e là per la Brianza e la Lombardia quando invece girovago alla ricerca di nuovi clienti.

Per tornare subito al discorso principale, lunedì, per esempio, sono andata a visitare una showroom a quindici minuti dal mio ufficio.

La showroom, di cui ho aperto il portone con molta curiosità vista la facciata estremamente di design – che sicuramente farebbe venire l’acquolina ad architetti ed esperti di settore innamorati del moderno -, appartiene ad un’azienda di fornitura che proprio in questo momento specifico sta avviando delle attività migliorative nei confronti della propria immagine d’azienda, o brand image che dir si voglia.

In realtà, in questo caso specifico, la brand image dell’azienda produttrice esiste già da qualche anno. Online e Offline.

Ma i proprietari, saggiamente, si sono resi conto che per stare al passo con i tempi ed aumentare la risonanza del loro nome aziendale, con tutta probabilità, dovrebbero compiere delle azioni in stretta connessione con il marketing e con lo sviluppo commerciale e di prodotto della loro impresa.

In questo punto specifico, qualche lettore accorto e affezionato potrebbe dirmi:

“Ma Marci, se dici che l’immagine identificativa d’azienda esiste già e nel racconto precedente ci spiegavi che l’immagine di marca altro non è che la formulazione visiva di quel mondo nascosto di un’azienda che tu preferisci chiamare cuore,

va bene parlare di Brand Image per l’azienda dallo Showroom D’Oro?”

E allora, se qualche lettore accorto e affezionato ora mi dicesse questo, io sarei costretta – un’altra volta – ad ammettere di essermi sbagliata.

Perché quel qualche lettore, accorto e affezionato, avrebbe voce in capitolo.

Infatti, se è vero che la brand image ha il compito di

  • Non passare inosservata,
  • Venire apprezzata da molti,
  • Racchiudere dentro a frazioni di istanti anni di storia,
  • Far conoscere al pubblico attività e lavoratori che definiscono e fanno vivere un’azienda,
  • Essere riconoscibile in un mare di concorrenza,

 

è vero anche che quando un’impresa ha già la sua immagine con cui comunica i valori di marca e di marchio sul mercato, tecnicamente non potrei utilizzare di nuovo il termine Brand Image. Soprattutto se l’immagine e la marca a cui mi riferisco è soggetta a studi e migliorie.

In pratica e in sintesi, se volessi essere davvero tecnica, dovrei parlare di Rebranding aziendale.

Ma – e oggi vado di qualche avversativa in più – per approfondire il concetto, preferisco portarvi con me anche all’interno dell’altra realtà che ho visitato, quella che ho potuto conoscere  “per filo e per segno”, appunto, proprio ieri pomeriggio.

Il Rebranding Aziendale e l’Atelier della Personalizzazione

Ieri pomeriggio – per essere trasparentissima come mia abitudine, ieri pomeriggio coincide con venerdì  -, mi sono letteralmente precipitata a visitare una microstruttura della zona davvero interessante.

Ehi, no! Per “precipitata” non intendo alludere che l’imprenditore con cui mi sono relazionata ha preteso da me l’impossibile in termini di tempistiche.

Proprio no. Anzi, al contrario: l’imprenditore titolare dell’ “Atelier della personalizzazione” è stato molto gentile mentre, contemporaneamente, mi esprimeva con chiarezza la sua necessità di incontrarmi per avere un punto di vista professionale sull’esistenza della sua micro realtà artigiana.

Forse è  meglio che vi spieghi cosa volessi dire con l’espressione  “mi sono letteralmente precipitata”.

Come ormai sapete bene, non appena ho l’opportunità di relazionarmi con operatori determinati a tirare fuori il loro meglio aziendale, io non ci penso su due volte. Come non avessi nulla da fare e i miei piccoli impegni settimanali si sgretolassero istantaneamente, mi precipito, appunto,  a fissare l’appuntamento con il potenziale cliente e, ancor di più, mi precipito a visitare l’impresa del caso.

Ritornando al punto di partenza e al Rebranding aziendale, ieri ho potuto toccare davvero con occhi e mani “l’Atelier della Personalizzazione” e tutto il valore, reale e potenziale, che ruota intorno a lei.

Come dicevo, finalmente venerdì ho scoperto di persona “l’Atelier della Personalizzazione”, ovvero

una micro realtà artigiana a conduzione familiare che ha già:

  • una sede ben consolidata,
  • un laboratorio attivo,
  • una squadra qualificata,
  • un organigramma sufficientemente delineato,
  • una storia aziendale da raccontare vis à vis a clienti e fornitori,
  • una gamma di prodotti vasta ma comunque omogenea, identificabile,
  • un know how di alto posizionamento,
  • un logo molto chiaro,
  • un archivio visivo evocativo e di funzione.

In parole semplici, una micro realtà artigiana che in qualche modo,  e per l’area produttiva di arredo-design a cui si riferisce, ha già una sua immagine corporate.

Come avrete intuito, “l’Atelier della Personalizzazione” racchiude, in sé e nel suo piccolo, un’identità d’azienda e una Brand Image già riconoscibili.

Certo!

Il bello, però, deve ancora arrivare.

Il bello, infatti, per me che amo particolarmente il mio lavoro, si trova nell’abbraccio dell’affermazione di uno dei fratelli titolari d’azienda, in particolare di quel titolare che, al telefono, si è raccontato in libertà, dicendomi: “ora sento che è arrivato il nostro momento! Capisco che è ora di rinnovare un po’ tutto”.

E sì, …

“Rinnovare un po’ tutto” è proprio l’espressione magica, la chiave.

Quell’espressione incentrata a dare una svolta decisiva all’”Atelier della Personalizzazione”. Quell’espressione che, tra l’altro, farà tirare un sospiro di sollievo al mio amato ipotetico lettore un po’ cinico perché attraverso lei, attraverso il “rinnovare un po’ tutto”, posso arrivare al dunque di oggi.

Del resto, provate a pensarci.

Se per essere aziendalmente solidi e identificabili sul mercato, all’interno di questo scenario, è necessario – tra le cose – avere un’immagine di marca ben riconoscibile,

come si fa a continuare ad essere ben riconoscibili e in modo fresco, una volta che la presenza “scenica” aziendale si è stratificata sul mercato negli anni come un fossile? Come fa un’azienda a rimanere appetibile e visibile a potenziali clienti soggetti a mutamenti sociali così repentini con competitor a portata di smartphone ?

La risposta, alla fine, è proprio lì. Trova esatta pienezza nel Rebranding aziendale grazie al quale, per fare qualche esempio pratico e per farla breve,

  • si analizzano eventuali vuoti di mercato in fase di cambiamento,
  • si studiano nuovi prodotti riconducibili, in qualche modo, all’identità d’azienda storica,
  • si trovano nuovi mercati in cui imbarcare produzione e fiere,
  • ci si avventura, magari, in nuovi canali di vendita,

o più semplicemente si prende il logo storico (identificativo di marca)  con un po’ di distacco e si sviluppa in modo tale che il suo restyling (= la sua nuova immagine) comunichi sì l’identità d’azienda conosciuta da anni, ma anche l’evoluzione che la stessa ha compiuto nel tempo, mano nella mano con la brand image e con l’innovazione di prodotto.

Perciò, ormai mi conoscete a sufficienza, potrete immaginare che ieri pomeriggio, cioè venerdì, mi sono precipitata  verso “l’Atelier della Personalizzazione” con grande soddisfazione.

Non capita a tutti gli incontri di trovare di fronte a ai propri occhi piccoli imprenditori che, invece di continuare a lamentarsi per la congiuntura negativa, i suoi strascichi e per “questa assurda tecnologia”, hanno scelto di migliorare loro stessi e la loro azienda!

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