Nonostante il periodo di condensa di fine autunno si sia cristallizzato maggiormente con l’inverno, attendo ancora alla finestra con speranza l’arrivo di un nuovo inizio lavorativo.

Come anticipato il nove dicembre e in altri post precedenti, trasparenza e umanità sono valori che, secondo me, prima o poi portano frutti non solo in quella che tanti chiamano “sfera privata”, ma anche nell’ambito professionale.

Del resto credo che lavorare tocchi profondamente e visibilmente la nostra vita, soprattutto quella delle persone che passano tante ore fuori casa e, magari, lontano dalla propria famiglia.

Ecco perché, secondo me,  senza

-lealtà,

– gentilezza,

– altruismo

qualsiasi posto di lavoro, grande, medio o piccolo che sia –  magari anche davvero interessante – può  trasformarsi in un luogo dal quale molti dipendenti – e non solo – vorrebbero scappare già di lunedì.

Forse chi mi legge in modo distaccato potrebbe rimproverarmi di banalità e magari avrebbe ragione.

Perché i più sono bravi a parlare e per fare la differenza è necessario , quanto meno per me, passare anche ai fatti.

Ed ecco allora che cerco di concretizzare queste mie righe accennando al tema della ricerca del personale in relazione alla riorganizzazione aziendale per l’avvio o l’evoluzione di un’impresa serena.

 

La Riorganizzazione Aziendale e la Selezione del Personale

 

A volte mi capita di inciampare in articoli in cui “si dice” che per costruire un’azienda sana bisogna mirare alla felicità dell’ambiente “tutt’intorno”.

Credo, però, che questo sia un obiettivo molto difficile da raggiungere se gli imprenditori che desiderino

  • rinnovare la loro identità aziendale
  • uscire da un’eventuale  crisi

non partano da cambiamenti apparentemente poco significativi.

Sapete perché?

Perché – e mi spiace un po’ dirlo – non tutte le persone, nonché lavoratori, mirano davvero a raggiungere la loro felicità individuale.

Non tutte le persone e non tutti i lavoratori sono disposti a mettersi davvero in gioco proattivamente, a  decidere di fare davvero fatica per raggiungere quel qualcosa che nessuno di noi riesce a toccare con mano, ma che a quasi tutti potrebbero giovare  anche solo di riflesso.

Per riuscire a sviluppare un’organizzazione o una riorganizzazione aziendale sana, secondo me sarebbe meglio operare dalle basi, ancor prima di “ricercare una felicità collettiva corporate”.

Perché un’azienda è composta da individui diversi e non da pedine da spostare a piacimento su una scacchiera in nome di “un’atmosfera generale improvvisamente più positiva”.

Quello che sempre secondo il mo punto di vista ci vorrebbe, sarebbe la collaborazione stretta tra micro-piccoli- medi- grandi imprenditori e selezionatori del personale che sappiano chiedere ai potenziali dipendenti, operai (e perché no?! Dirigenti):

  • del più e del meno,
  • di capacità e hobby
  • di esperienze precedenti e di aspirazioni

con cuore e non solo con testa, per aprire insieme ai candidati un nuovo spiraglio  verso i loro sogni “nascosti” realizzabili.

Del resto, come notavo qualche riga sopra, pochi di noi sanno ammettere a se stessi  desideri e proprie buone  ambizioni professionali.

 

La riorganizzazione aziendale in Brianza

 

Da circa dieci anni, e da prima per riflesso (vi ricordate cosa scrivo in “Nice to Meet You” e in“Agenti di Intermediazione: Gli Influencer del Lusso Made In Italy”?)  mi trovo a contatto, naso a naso, con la realtà aziendale brianzola

Realtà in cui, sempre e solo secondo il mio punto di vista, molte imprese – soprattutto quelle di piccole dimensioni e a conduzione familiare – scelgono un lavoratore tra i tanti in base a criteri prettamente “funzionali-esecutivi”,  dimentichi o noncuranti di ciò che più conta nella selezione del personale …

Purtroppo ancora molti dirigenti, consulenti credono che per riorganizzare una società e  “fare numeri” sia necessario produrre come dei robot. In poche parole si scordano facilmente che per produrre bene, in realtà, il lavoratore avrebbe bisogno di:

  • un posto non solo adatto a lui, ma anche stimolante nei confronti della sua reale predisposizione a un determinato ruolo;
  • un’atmosfera e una squadra accogliente quasi come un gruppo di amici o una famiglia sincera.

Questo che il lavoratore lo voglia ammettere durante il colloquio oppure no.

Ed ecco perché, per riuscire a sviluppare un’organizzazione o una riorganizzazione aziendale sana, l’imprenditore avrebbe bisogno di confrontarsi  – e soprattutto di collaborare con fiducia – con selezionatori dal cuore e dalla mente non solo lungimiranti, ma anche generosi.

Provate a  immaginare …

che trasformazione aziendale nascerebbe all’interno del tessuto imprenditoriale artigiano se la collaborazione “ad anima aperta” di cui vi ho scritto qualche riga più su avvenisse davvero, piano piano?

Purtroppo, e lo ripeto, mi è capitato di assistere a decisioni manageriali in cui si sarebbe selezionato il candidato perché:

  • “tanto sa lavorare il legno”;
  • “Può iniziare a compilare bolle e poi farà quello che diciamo noi, no?!”
  • “la burocrazia non mi piace, ho moltissimo da fare e può rispondere al telefono per me. Così io non perdo altro tempo”.

Credo che questi, di criteri, non solo non valorizzino in nessun senso chi potrebbe realmente contribuire a far respirare meglio l’azienda di riferimento, ma anche svalutino il reale potenziale che l’azienda stessa potrebbe raggiungere.

Per produrre beni o servizi di qualità, per essere realmente performanti con costanza sarebbe necessario costruire un’impresa  in cui dipendenti, dirigenti e proprietari siano più o meno soddisfatti della funzione che svolgono e si sentano rassicurati dall’ambiente umano in cui giornalmente trascorrono  circa otto, nove ore della loro vita.

Dopotutto, se ci fate caso, i selezionatori reclutano il “personale”.

La parola stessa “personale” indica che, forse, non sarebbe poi così sbagliato scegliere i futuri collaboratori mettendoci un po’ di cuore in più, cercando di comprendere desideri e ambizioni positive (e, come dice Google, pertinenti all’individuo) di chi si ha di fronte, ovvero di chi contribuirà a far prendere il volo all’azienda stessa.

E per far questo, secondo me, è necessario affidarsi a veri e propri professionisti.

A volte avere un’impresa familiare alle spalle sita in Brianza non basta  per sapere leggere veramente persone e strategie aziendali.

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